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Questo non è teatro. È eredità

  • Immagine del redattore: La Tavoletta Imbruttita
    La Tavoletta Imbruttita
  • 1 ago
  • Tempo di lettura: 2 min

C'è chi arriva ad Ascoli e chiede: "A che ora inizia lo show?"

 

E noi non sappiamo mai bene cosa rispondere. Perché la Quintana non inizia. La Quintana c'è. Da sempre, sotto la pelle della città, anche quando le tribune sono vuote e le vie sono silenziose.

 

Non è intrattenimento.

 

Ph by Sandro Maoloni
Ph by Sandro Maoloni

Lo diciamo con rispetto, non con presunzione. Ma bisogna dirlo, ogni tanto, a voce alta: la Quintana non ha bisogno di diventare altro da sé per essere bella. Non ha bisogno di effetti speciali, di format, di renderla "più fruibile", "più social", "più spettacolare". Ha già tutto quello che le serve.

 

Quello che vedi in Piazza del Popolo non è un prodotto pensato per intrattenerti. È una città che si racconta a sé stessa, e tu, se vuoi, puoi ascoltare.

 

C'è una differenza enorme tra le due cose, e la differenza sta tutta qui: l'intrattenimento chiede al pubblico. La tradizione chiede al popolo.

 

L'intrattenimento si adatta a chi guarda. La tradizione resta quello che è, e sei tu che ti avvicini, che impari il passo, che capisci il senso del giuramento, dello squillo, del silenzio prima della sfida.

 

Non stiamo mettendo in scena il Medioevo. Stiamo continuando a essere ciò che siamo sempre stati.

 

E lo sappiamo, che questo tempo va veloce. Che tutto oggi deve intrattenere, catturare, trattenere l'attenzione per tre secondi in più. Ma la Quintana non insegue. La Quintana resiste. Ed è proprio questa la sua bellezza più rara: non ha paura di essere lenta, seria, esigente. Non ha paura di non piacere a tutti.

 

Perché chi ama la Quintana non la ama per come si presenta. La ama per quello che è.

 

Il figurante che cuce il proprio costume non lo fa per un applauso. Il cavaliere che si lancia nella giostra non lo fa per le telecamere. Il Console che pronuncia il giuramento non recita una parte: la vive, come l'hanno vissuta prima di lui altri Consoli, in un filo che non si è mai spezzato.

 

Questo non è teatro. È eredità.

 

E l'eredità non si spettacolarizza. Si custodisce.

 

Forse è per questo che ogni anno, davanti al passaggio del corteo, qualcuno si commuove senza sapere bene perché. Non è la scenografia. Non è la musica. È il riconoscersi in qualcosa di più grande, di più vero, di più antico di noi.

 

La Quintana non ti chiede di essere intrattenuto. Ti chiede di essere presente.

 

Perché la quintana non ti appartiene, ma tu le appartieni.

E questo forse è il privilegio più grande.

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